Oggi, 8 aprile 2026, mi trovo al giro di boa di un tardo cambio stagione a Pontelatone, in un angolo di territorio che sa di terra e di leggenda: la località Campaniello.
Il viaggio è iniziato percorrendo la nuova strada asfaltata che taglia la natura con una linea pulita e sinuosa, imboccata scendendo dalla sterrata intercettata in prossimità della località Cisterna. È un tracciato che si apprezza molto anche in sella, che collega comodamente Pontelatone alla località Prea, nel comune di Castel di Sasso, accorciando notevolmente le distanze e permettendo di godersi un paesaggio ricco di ulivi, attraverso i quali, verso nord-ovest, si palesa la collina denominata Monte Nizzola.
La meta di oggi è un rudere che ha dato il nome a un’eccellenza mondiale: la “casa vecchia” in località Masseria Ciesi. È qui che, secondo la tradizione, è nato tutto.
Già dall’ingresso della mulattiera si notano i muri perimetrali che ancora resistono al tempo. Il rudere è ormai avvolto in un fitto fascio di rami e foglie. Rampicanti vigorosi risalgono le mura come un abbraccio verde, dando l’impressione che la struttura stessa stia diventando parte integrante della vegetazione circostante.
Si racconta che intorno al 1900, proprio tra questi ruderi, venne ritrovata una vite sopravvissuta ai parassiti che all’epoca misero in ginocchio la viticoltura europea.
Fu così che la gente del posto iniziò a chiamarla in dialetto “l’uva e chella casa vecchia”, termine da cui deriva il nome Casavecchia, il vitigno che oggi identifichiamo con la DOC Casavecchia di Pontelatone.
Se passate da queste parti, fermatevi un momento: non è solo un rudere, è la storia di un vino che non ha eguali!





